Tiziana Redaelli

Non è possibile parlare dell'Unità Spinale di Niguarda senza correlare il pensiero all'Associazione AUS Niguarda, le loro storie hanno da sempre un decorso parallelo ed hanno condiviso progetti comuni.. Non solo ,l'Associazione ha avuto il merito di credere fin da subito ( e parliamo di più di 20 anni orsono) nel difficile percorso che dopo più di 10 anni avrebbe portato alla realizzazione della nuova USU di Niguarda; un lavoro sinergico con gli operatori , le istituzioni regionali e quelle ospedaliere.

Come spesso accade, la storia la fanno gli uomini e non posso certo dimenticare il primo presidente Fulvio Santagostini che ci ha accompagnato con grande impegno e professionalità quando nessuno ancora avrebbe mai creduto nella realizzazione di quello che a molti sembrava "un sogno irrealizzabile"!
Ma le fortune non vengono mai sole! E allora ecco Giovanna Oliva, una donna instancabile e di altrettanta professionalità, che ha sempre implementato la collaborazione con l'Unità Spinale.
Lo spirito collaborativo fra Associazione ed USU ha permesso la realizzazione di un progetto riabilitativo globale che tenga conto non solo di aspetti sanitari, ma anche di quelli psico-sociali attraverso il sostegno e l'organizzazione di attività integrative condivise nell'ottica di un lavoro in equipe.

Rispetto ad altre associazioni che hanno investito in gran parte nel volontariato quale interfaccia con l'utente, AUS si è sempre più caratterizzata nel tempo grazie ad un equilibrio fra attività spontanee ( ma sempre guidate da operatori professionali) e veri e propri "servizi" destinati ai pazienti ed alle loro famiglie, realizzati con spiccata professionalità. Nulla viene lasciato al caso, al contrario qualsiasi iniziativa viene ponderata e condivisa con l'USU dopo una attenta analisi dei bisogni che l'azienda ospedaliera, in quanto organismo sanitario, non avrebbe potuto soddisfare e che pur giocano un ruolo essenziale nei percorsi di reinserimento sociale.

Per la persona degente in USU, credo che l'AUS ormai costituisca un importante punto di riferimento, dove trovare risposte ai numerosi dubbi e quesiti che caratterizzano il difficile iter di rientro al domicilio e nel mondo del lavoro, dove si ha la possibilità di confrontarsi con altre persone che hanno, loro malgrado, vissuto storie similari e che in modo professionale mettono a disposizione le loro competenze e la loro esperienza.
Un modello di sinergia d'azione che vede le persone con esiti di lesione midollare al centro di percorsi personalizzati volti al recupero della migliore integrazione in ambito sociale.