Paolo Sessa

Mi chiamo Paolo Sessa, ho 29 anni e ho una tetraparesi incompleta a livello C5 da quando ne avevo 18 a causa di un tuffo al mare in acqua bassa. 
Sono stato ricoverato presso l'USU di Niguarda fino all'Ottobre 2011 e, dopo aver continuato la riabilitazione in regime di day hospital per circa un anno, mi si è presentato un problema abbastanza comune tra le persone che si trovano a vivere queste situazioni: come proseguire.

Una prima soluzione mi fu offerta proprio dall'AUS Niguarda, attraverso il servizio di avviamento allo sport, che permetteva di condurre due sedute d'allenamento settimanali, seguiti da trainer esperti nel trattamento di lesioni al midollo spinale ed affini, presso la piscina e la palestra sportiva dell'USU di Niguarda. Avendo sempre praticato nuoto fin da piccolo, decisidi puntare forte su quello, iniziando così a frequentare la piscina dell'USU non con il progetto AUS, a causa d'incompatibilità d'orari, ma tesserandomi con la Polisportiva Milanese Disabili, la quale ancora oggi usufruisce di alcuni spazi settimanali proprio presso la suddetta piscina. Progetti ed opportunità del genere sono chiaramente di fondamentale importanza per il percorso sportivo di una persona con disabilità, poichè permettono di approcciarsi alla disciplina in un contesto completamente accessibile e con il supporto tecnico di persone capaci e competenti, rappresentando così l'inizio di un iter finalizzato all'inserimento nelle comuni strutture pubbliche. 

Mentre ho sempre praticato il nuoto per passione e per il mantenimento di una buona condizione fisica, il mio primo approccio con la vita sportiva agonistica avviene nel 2014, quando, su segnalazione di AUS Niguarda, in collaborazione con la Polisportiva Milanese Disabili, assieme ad alcuni atleti veneti della società ASD Padova Rugby, viene organizzata in Unità Spinale a Niguarda, una dimostrazione di Weelchair Rugby, Rugby in carrozzina, uno sport già molto diffuso all'estero e praticato sia a scopo agonistico che riabilitativo, ma ancora quasi sconosciuto in Italia. Io e altri miei due amici fummo molto colpiti e decidemmo, insieme alla Polisportiva Milanese, di dare vita alla prima squadra di Weelchair Rugby di Milano. Cominciata quasi per caso, oggi posso affermare che l'attività sportiva, e nello specifico il Weelchair Rugby, riveste un ruolo di fondamentale importanza nella mia vita.

La disciplina sportiva mi ha aiutato tantissimo nel ritrovare grinta e stimoli.

Far parte di una squadra richiede impegno e motivazione, rispetto e costanza; indipendentemente dalla disabilità o meno, per far coesistere un gruppo di persone diverse fra loro, ognuna con il proprio carattere e con i propri personali pregi e difetti, è necessario che ogni componente si metta in gioco in prima persona, rispettando settimana per settimana, allenamento per allenamento, gli impegni presi col resto del gruppo; è necessario che tutti i giocatori diano sempre il 110% ad ogni allenamento, per migliorarsi continuamente e per stimolare i compagni a fare altrettanto. Bisogna saper tenere alta la tensione in ogni momento ma allo stesso tempo è necessario prestare attenzione ai possibili momenti di difficoltà di un compagno, prendendolo per mano per aiutarlo a ritrovare grinta e cattiveria agonistica.  

Sentirsi parte di un progetto e vivere un percorso vedendo concretizzarsi passo dopo passo gli obbiettivi prefissati è di fondamentale importanza per conquistare sicurezza e rafforzare la propria autostima. La creazione della squadra di weelchair rugby di Milano è stata motivo di enorme soddisfazione e di grande orgoglio per me e per i miei compagni. Partendo da un gruppo sgangherato di soli tre atleti senza neanche un allenatore, in tre anni, con l'impegno e il lavoro di tutti i giorni, abbiamo dato vita ad un gruppo che attualmente vanta 10 atleti. Avevamo cominciato ad allenarci senza avere neanche una carrozzina da rugby ufficiale e, ad oggi, tra carrozzine nuove ed alcune usate, ne abbiamo a disposizione una per ogni giocatore della squadra, così che, assieme alle altre quattro società di weelchair rugby in Italia (Vicenza, Verona, Padova, Roma), a dicembre daremo vita al primo campionato italiano di questo bellissimo sport.

In più grazie allo sport ho aumentato molto la mia prestanza fisica, riuscendo così a guadagnare autonomia, con un conseguente ed importantissimo miglioramento della mia qualità di vita. Sono entrato in contatto con persone con problematiche simili, che spesso sono fonte di risorse ed idee per risolvere e superare alcuni limiti che in principio possono apparire invalicabili, permettendo così alla persona con disabilità di implementare ancor più la propria autonomia.