I pazienti seguiti dall’Unità Spinale Unipolare di Niguarda sono numerosi. L’alta specializzazione della struttura fa sì che afferiscano adulti e bambini da tutta Italia.

Pazienti dell’Unità Spinale dal 2008 al 2010:

Unità Spinale Unipolare Niguarda 2015 2016 2017
Posti letto 32 28 28
Pazienti ricoverati (totale) 117 101 120
pazienti acuti con paraplegia 20 23 18
pazienti acuti con tetraplegia 25 20 22
pazienti para tetraplegici in ricovero successivo  72  58  80
AREA NEURO-UROLOGICA
posti letto 3 3 3
numero di accessi 419 321 355

L’Unità Spinale del Grande Ospedale Metropolitano Niguarda rappresenta uno dei maggiori poli Italiani di riabilitazione e cura di bambini con patologie midollari, causate da lesioni traumatiche e Spina Bifida, che necessitano di programmi riabilitativi specifici.

Occuparsi di un bambino con lesione midollare è un intervento complesso che riguarda, oltre gli aspetti medico riabilitativi, anche la gestione psicologica e pedagogica del bambino e della famiglia, e che comporta una formazione specifica del personale riabilitativo e sociale.

L’USU fin dalla sua apertura nel 2002 ospita al suo interno anche il Centro Spina Bifida, che si fa carico dei bambini affetti da Spina Bifida fin dalla nascita (consulenze in Patologia Neonatale), accompagnandoli negli anni nel percorso di maturazione neuro e psico-motorio. Al Centro afferiscono circa 300 bambini provenienti da tutta Italia ai quali vengono assicurati follow-up seriati a carattere multidisciplinare, consulenze psicologiche ai bimbi ed alle loro famiglie, trattamenti riabilitativi definiti in base ad un progetto/programma personalizzati, eventuali ricoveri programmati in USU quando le condizioni cliniche lo richiedono.

L’esperienza di anni di lavoro in questo campo ci permette di evidenziare una serie di bisogni e di interventi che integrano ed arricchiscono il lavoro riabilitativo già in atto da parte dell’equipe multidisciplinare. I bambini hanno sicuramente e prioritariamente bisogno di cure mediche e riabilitative, ma ci insegnano che hanno anche l’assoluta e fondamentale necessità, per crescere, di poter “essere bambini”, e non solo pazienti.