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Raccontiamola giusta: fatti, dati e cifre sulle persone con disabilità in Italia

Raccontiamola giusta: fatti, dati e cifre sulle persone con disabilità in Italia

Raccontiamola giusta!” è l’elenco – asettico e senza commenti – di cifre e fatti – verificabili e tratti da fonti istituzionali – che meglio di altri possono descrivere il fenomeno della disabilità in Italia e consentire la formulazione di informazioni corrette.

Questo è un Paese che ha 2 milioni e 7 di invalidi. 2.7 milioni di invalidi pone la questione se un Paese così può essere ancora competitivo.
(Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia, Conferenza stampa di presentazione della Manovra correttiva 2010. 26 maggio 2010)

… gli invalidi sono spesso, per quanto riguarda il reddito, i più poveri tra i poveri, nonostante il loro bisogno di denaro sia superiore a quello dei normodotati, dal momento che per cercare di condurre un’esistenza normale e di ovviare ai propri handicap, hanno bisogno di più soldi e di più assistenza.”
(Amartya Sen – Premio Nobel per l’Economia 1998 – L’idea di giustizia – Cap. XII)


BISOGNI E DIRITTI?

Secondo ISTAT le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa sono stimate in 2 milioni 737 mila e rappresentano l’11,3% delle famiglie residenti in Italia; nel complesso sono 8 milioni 78 mila gli individui poveri, il 13,6% dell’intera popolazione.

La presenza di una persona con disabilità nel nucleo familiare può essere una delle principali cause di impoverimento (assenza di lavoro, sovraccarico assistenziale per la famiglia, costi socio-sanitari, riflessi negativi sulla carriera lavorativa dei familiari).

2000 euro mensili è il costo medio per una badante assunta a tempo pieno. 480 euro l’importo mensile dell’indennità di accompagnamento.

Le persone con disabilità – di sei anni e più – che vivono in famiglia sono 2 milioni e 600 mila, pari al 4,8% della popolazione italiana. (Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)

Il 62,2% delle persone con disabilità è colpito da tre o più patologie croniche ed oltre la metà (59,4%) ha almeno una malattia cronica grave. (Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)

In media le persone con disabilità assumono regolarmente 4 farmaci diversi mentre la popolazione senza disabilità assume in media regolarmente 2,5 farmaci. (Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)

Risultano occupate meno del 18% delle persone con disabilità in età lavorativa, contro poco più del 54% delle persone non disabili. (Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”). Solamente il 3% delle persone con disabilità ha come fonte principale un reddito da lavoro.

Il 57,3% e il 53,7% delle famiglie con almeno un disabile, rispettivamente nelle Isole e nel Meridione, non riceve alcun tipo di aiuto, né pubblico né privato. (Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)

L’80% delle famiglie in cui è presente una persona con disabilità, non riceve alcun aiuto o supporto pubblico (Istituzioni, Comuni, Asl). (Fonte: Istat, “Famiglia e soggetti sociali”)


INVALIDI?

Le persone con disabilità includono quanti “hanno minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che in interazione con varie barriere possono impedire la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri.” (Fonte: Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 3 marzo 2009, n. 18)

L’invalidità civile è un concetto più ristretto e datato di quello di disabilità. La definizione risale agli Anni ’70: è la difficoltà a svolgere alcune funzioni tipiche della vita quotidiana o di relazione a causa di una menomazione o di un deficit fisico, psichico o intellettivo, della vista o dell’udito. L’invalidità è “civile” quando non deriva da cause di servizio, di guerra, di lavoro. In linea generale l’invalidità civile viene definita in percentuale nel caso in cui l’interessato sia maggiorenne.

33% è la percentuale minima per essere considerati invalidi civili. Il 74% è però il minimo per contare su qualche provvidenza economica.

Il riconoscimento dell’invalidità civile viene effettuato da una Commissione di accertamento presso l’Azienda USL. Per valutare la sussistenza e la percentuale di invalidità, la Commissione applica le tabelle contenute in un Decreto del Ministero della Sanità del 1992. Ad ogni patologia o menomazione corrisponde una percentuale fissa o variabile di invalidità.

La Commissione di accertamento dell’invalidità è composta da un medico specialista in medicina legale (presidente) e da due medici di cui uno scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro. Dal 1° gennaio 2010, la Commissione è integrata da un medico INPS quale componente effettivo.

Tutti i verbali di invalidità civile emessi dalle Commissioni ASL vengono controllati e validati dalle Commissioni di verifica (fino al 2004 del Ministero del Tesoro, successivamente da una Commissione dell’INPS). La Commissione di verifica può anche riconvocare a visita l’interessato. Questo doppio controllo esiste da oltre vent’anni.

Dal 2005 è stata soppressa l’opportunità di presentare ricorso amministrativo contro i verbali di invalidità. È ammessa solo la possibilità di ricorso davanti al giudice, con i costi e gli oneri evidenti.

350mila sono le cause civili pendenti in materia di invalidità, con un giro d’affari – per legali, periti e patronati – di circa 2 miliardi di euro.

345 sono i giorni che mediamente intercorrono fra la presentazione della domanda di accertamento di invalidità e l’erogazione di eventuali provvidenze economiche. (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 85)

Soldi per gli invalidi?

2.355.490 erano nel 2009 le prestazioni assistenziali (assegni, pensioni e indennità) erogate agli invalidi civili. Altre 300mila circa quelle concesse a ciechi civili e sordi prelinguali. (Fonte: INPS). Il numero degli invalidi è inferiore a quello delle prestazioni (circa 200mila in meno).

16 miliardi di euro è la spesa per le prestazioni economiche agli invalidi civili. Circa l’uno per cento del PIL. Il trend di crescita annuale del numero delle prestazioni agli invalidi civili è diminuito di oltre 2 punti percentuali dal 2006 in poi (+ 4,5% nel 2009) nonostante l’invecchiamento della popolazione. (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 165)

Spendono di più dell’Italia, per l’invalidità, la Svezia (4,5%), la Danimarca (4,2%), l’Olanda (2,3%), il Regno Unito (2,2%), il Portogallo (2,4%), la Polonia (1,7%), la Slovenia (1,9%), l’Ungheria (2,1%), la Francia (1,8%), la Germania (1,7%), il Belgio (1,8%). L’Italia si colloca sotto la media dell’Unione Europea che per la spesa per le invalidità è di 2% del PIL. (Fonte: Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese, Ministero dell’Economia, 2010)

256,67 euro mensili è l’importo dell’assegno mensile di assistenza che è riconosciuto agli invalidi civili parziali (dal 74% al 99% di invalidità accertata), di età compresa fra i 18 e i 65 anni di età. Per ottenere l’assegno bisogna risultare inoccupati e iscritti alle liste di collocamento e non superare il limite reddituale annuo di 4.408,95 euro.

256,67 euro mensili è l’importo della pensione agli invalidi civili al 100%. Il limite reddituale lordo annuo è di 15.154,24 euro.

9, 14 euro al giorno è la cifra percepita dai titolari pensione o assegno mensile di assistenza.

273.726 erano, nel 2009, gli invalidi civili parziali (74-99%) a cui era concesso l’assegno mensile di assistenza. (Fonte: INPS)

L’indennità di accompagnamento è una provvidenza assistenziale introdotta nel 1980 a favore degli invalidi civili totali che non sono in grado di deambulare autonomamente o senza l’aiuto di un accompagnatore o non sono in grado di svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita. Fra le condizioni di esclusione: essere ricoverati in istituto a carico dello Stato o degli enti locali.

480 euro mensili per 12 mensilità è l’attuale importo dell’indennità di accompagnamento.

1.568.039 erano i titolari di indennità di accompagnamento (Fonte: INPS). Stime prudenziali basate su dati INPS e ISTAT indicano che due terzi dei fruitori dell’indennità di accompagnamento sono ultra65enni.

Ha più di 80 anni la metà delle persone disabili, in Italia. (Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)


I CONTROLLI?

200 mila sono stati i controlli effettuati nel corso del 2009 su altrettanti invalidi. L’INPS dichiara di aver ridimensionato o revocato circa 18.840 prestazioni, meno del 10%. Non si tratta di un dato definitivo: il Cittadino ha comunque diritto a presentare ricorso.

Il piano straordinario di verifiche del 2009 ha selezionato un campione fra gli invalidi di età superiore ai 18 anni e inferiore ai 78 anni. (Fonte: Circolare INPS 23 febbraio 2009, n. 26 e Decreto Ministero del Lavoro 29 gennaio 2009)

Il piano straordinario di verifiche del 2009 ha interessato solo invalidi che percepiscono pensioni o assegni, e non quelli che – per superamento dei limiti reddituali – non ricevono alcuna provvidenza diretta. Questi ultimi, comunque, accedono ad altri benefici fiscali, previdenziali, lavorativi.

L’INPS, a giugno 2010, non ha ancora presentato alcun rapporto completo e definitivo sull’esito dei controlli del 2009 da cui sia possibile evincere: l’esatto numero delle provvidenze revocate o ridimensionate; la distribuzione territoriale dei dati; il numero di ricorsi avviati dai Cittadini a fronte di revoche; il costo del piano di controllo.

Le provvidenze sono state revocate non solo per insussistenza della condizioni di invalidità, ma anche per motivi reddituali. Quindi non tutte le revoche riguardano i “falsi invalidi”, ma interessano persone che disponevano di un reddito superiore a quello previsto per godere di pensione (14.886,28 euro annui lordi nel 2009) o dell’assegno (4.378,27 euro annui lordi nel 2009). (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 84)

100 milioni di euro è – secondo dati provvisori INPS – il recupero per l’Erario derivante dal piano straordinario di verifiche del 2009 (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 84). Il dato non considera gli esiti dei ricorsi contro i provvedimenti di revoca e i relativi costi processuali.

Per realizzare il piano straordinario di verifiche, l’INPS ha richiesto alle ASL i fascicoli sanitari degli invalidi selezionati a campione. Soltanto il 9% dei fascicoli richiesti sono stati inviati dalle ASL nei tempi richiesti. (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 84)

500 mila nuovi controlli, distribuiti fra il 2010 e 2012, sono previsti dall’articolo 10 del Decreto Legge 78/2010. 700 mila, quindi, sono i controlli straordinari, effettuati fra i 2009 e il 2012. A questo numero si aggiungono le revisioni ordinarie che le Commissioni ASL comunemente predispongono ogni anno nel caso che le patologie o le menomazioni non siano stabilizzate.


STATO E REGIONI

Lo Stato, anche dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, conserva, direttamente o tramite INPS, la quasi totalità delle competenze in materia di invalidità civile. La valutazione degli stati invalidanti viene effettuata ricorrendo ad un Decreto Ministeriale (e non ad un provvedimento regionale) del 1992 e la composizione delle Commissioni è pure stabilita da norme nazionali. Il controllo sugli atti, sui verbali, sulle certificazioni è rimasto allo Stato, attraverso l’INPS. I limiti reddituali vengono stabiliti dallo Stato. Nelle cause civili, infine, presenzia lo Stato attraverso l’INPS e non le Regioni.

La riforma del Titolo V della Costituzione (artt. 114, 133) ha delineato un quadro sufficientemente chiaro rispetto alle competenze di Stato, Regioni, Province e Comuni. Allo Stato rimane come competenza la “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”.

Si attende da anni (per la precisione dalla data di approvazione della Legge 328/2000) il provvedimento che definisca i livelli essenziali delle prestazioni sociali, cioè che vengano indicati con certezza a quali prestazioni sociali “minime” abbia diritto il Cittadino.

Nel 2000 il Governo è stato delegato ad emanare un decreto legislativo recante “norme per il riordino degli assegni e delle indennità” spettanti agli invalidi civili, ciechi civili e sordi prelinguali. Nessuno Governo ha mai usato quella delega o l’ha fatta reiterare con un nuovo provvedimento. (Fonte: Legge 8 novembre 2000, n. 328, articolo 24)


LE POLITICHE SOCIALI?

L’articolo 38 della Costituzione Italiana recita: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”.

Lo stanziamento per il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali è sceso, nel 2008, sotto i 1.500 milioni di euro (Fonte: Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali). Per il 2009, 2010 e 2011 il Fondo ha una decisa retrazione. Nel 2009 sono stanziati 1.355 milioni, che diventano 1.070 per il 2010 e solo 960 nel 2011. Nel 2010 ci sono, rispetto al 2007, circa 700 milioni di meno. (Fonte: Legge 203/08, Gazzetta Ufficiale, Supplemento ordinario 285/L, pagina 54)

Il 65% del Fondo per le Politiche Sociali è destinato ai “diritti soggettivi”. Solo il 35% viene redistribuito a Regioni ed enti locali: meno di 300 milioni circa nel 2011. Le riduzioni del Fondo, per regole di bilancio, non incidono sui “diritti soggettivi” ma sul rimanente 35%.

Nel 2007 è stato istituito il Fondo per le Non Autosufficienze: è stata assegnata la somma di 100 milioni di euro per l’anno 2007 e di 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. L’articolo 2, comma 465, della Legge 244/07 ha incrementato il Fondo di 100 milioni di euro per l’anno 2008 e di 200 milioni per l’anno 2009. Pertanto: 100 milioni per il 2007, 300 milioni per il 2008, 400 milioni per il 2009. Il Patto per la Salute 2009-2012 prevede un finanziamento, limitato al 2010, di 400 milioni. Per il 2011 non è previsto alcuno stanziamento.

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